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SNOWPARK – FREE YOUR STYLE

C’è un’età per il parchetto, con l’altalena e lo scivolo e c’è un’età per il luna park, ma ogni inverno che butta neve neve sulla terra, basta una pala e un po’ di fantasia ed è sempre tempo per lo Snowpark. Lo snowpark è un posto fantastico. Basta pensare che molta gente non ci entra e già si capisce che è anche un posto esclusivo. Al Park, questo è il suo nomignolo, si gira. Si gira sui kicker, si gira sui box, si gira sui tubi… si gira. A volte al Park invece non si fa niente. Nei Park migliori, lo spot numero uno è la casetta. Nella casetta di solito ci sono gli Shaper.

UN MONDO A PARK

Lo snowpark non ha un’origine. In principio c’erano i kicker. C’era la gente che prendeva la pala, quando arrivava la powder, e costruiva un bel salto, di solito in posti molto sbagliati e pericolosi. Infatti è molto facile trovare video anni 80 di gente che atterra sugli alberi.

snowboard snowpark old school
old school moments

Poi qualche genio ha deciso di costruire un salto dopo il primo salto… il resto è storia. Dai Park leggendari come quello di LAAX ai parchettini degli spot mono-skilift o addirittura a qualche discesina trasformata in set up che per farlo ogni volta devi camminare fino in cima. Non conta quanti rail e quanti box ci siano. Al giorno d’oggi in un park ci trovi tronchi mozzati, piramidi, quarterini alti 5 metri, addirittura ci sono posti dove scavano le pool in stile skate e ci gasano dentro con gli snowskate. Per non parlare degli air bag…

LE REGOLE DELLO SNOWPARK

Pur essendo il mondo del freestyle, il Park è l’unico posto, di solito, sulle piste, dove ci sono delle regole e (quasi) tutti le rispettano. Girare su un medio o su un grosso senza casco non è da irresponsabili: è da pirla. Il Park e le sue regole ti insegnano che se incominci, anche se devi incominciare dalle strutture piccole, ce la puoi fare. Piano piano ai medi e ai grossi ci arrivi. Se ci credi un rail lo chiudi e se ci provi mezza giornata riesci anche tu a piazzare un hand plant di quelli guardabili sul quarter o su qualche wall. Perché in realtà non sono regole, è un modo di affrontare le cose un passo alla volta, imparando giorno dopo giorno a conoscere i propri limiti e come superarli.

Giusto per dare una rinfrescata:

MAI, MAI, MAI stare fermi sul landing. Se poi vi atterra in testa qualcuno, noi ve l’avevamo detto.

In Park si va col casco. Al massimo potete attaccarci li un paraculo o un paraschiena. Senza casco NO!

Rispetto: le linee non si incrociano, chi arriva prima parte prima, se qualcuno si schianta dategli il tempo di ripigliarsi e se lo vedete a terra che non si alza potete anche saltare un giro e andare a vedere come sta!

Cominciate coi piccoli. Anche i pro si scaldano la mattina. Se siete di casa cominciate dai medi. I grossi non si spostano fino a metà aprile di solito, avete tempo!

Attenti alle condizioni! La neve cambia, la visibilità pure. L’in run che andava precisa ieri, oggi può essere più lenta e farvi sflattare malamente, oppure può essere una lastra e finite per overshootare il salto e trovarvi su quello dopo in posa dello scorpione!

Fate un santo speed check. Ogni occasione è buona per provare un grab.

La regola, “una run – una birra” per ora ha funzionato solo con Helldor Helgasson. Non mi sembra di vedere una Lobster custom ai tuoi piedi…

L’EVOLUZIONE

I primi snowpark erano soprattutto frutto di tanto sudore. I gatti delle nevi non erano abbastanza potenti per fare certe manovre e comunque i proprietari dei resort difficilmente li mettevano al servizio dei freestyler. Era già un’impresa avere un angolino di comprensorio da recintare per poter atterrare senza gente sdraiata sul landing a prendere il sole. Infatti all’inizio si sfruttavano le spine naturali e le vallette. In questi piccoli fun park naturali si creavano dei mini pipe e molto spesso intorno a queste strutture naturali nasceva qualche altra cosa. Una ringhiera riciclata li, un tubo dell’acqua abbandonato dall’altra parte e quattro sdraio per quelli più propensi al beer time che all’air time. Se si vanno a cercare foto dei vecchi snowpark si scopre che più o meno sono negli stessi punti dove sorgono quelli contemporanei.

snowboard snowpark ursus progetto
il progetto “su carta” dell’Ursus Snowpark di Campiglio

Le differenze vere sono tante. Come abbiamo già sottolineato, adesso ci sono vere e proprie officine che creano le strutture. Molto spesso sono oggetti personalizzati e fanno parte di veri e propri pr

Il “castello” di Livigno

ogetti, molto spesso creati da designer con il contributo degli shaper e dei manager dei resort. Ci sono software che simulano kicker e strutture e molti professionisti sia alla guida dei gatti, sia con le pale i mano. Ci sono eventi per i quali vengono spostate decine o centinaia di tonnellate di neve in pochi giorni e intere linee di cannoni sparaneve dedicate ad accumulare fiocchetti ghiacciati solo per mettere insieme strutture enormi. Basta pensare a set up come quelli di Livigno per capire che ormai l’unico limite è la fantasia. Ah, si, ce n’è un altro: bisogna trovare gente che ci giri sopra, a certa roba 😉

 

LE STRUTTURE PRINCIPALI DEGLI SNOWPARK

Per quanto fantasiose, le strutture dei park hanno delle categorie e delle “taglie”. Dipende sempre tutto dalla sequenza in cui sono messi, da quanto sono grossi, ma soprattutto da quanto sono difficili.

I KICKER

Il kicker è il salto. Ce ne sono di vari tipi, ci sono gli “american table” o “table top”, ovvero quei kicker che hanno una in run, una rampa e poi un flat che si sviluppa più o meno alla stessa altezza della linea di stacco, prima di arrivare al landing.

La seconda tipologia è lo step up, che come dice il nome, vede il flat essere ancora più in alto della linea di stacco.

snowpark kicker livigno
Quando un kicker è XXL, puoi anche fare quadruplo, se sei Billy Morgan

Quasi in ogni snowpark ci sono i kicker più “classici” che si possono chiamare “cheese wedge” o step down. L’in run finisce sulla rampa, che è piazzata come un trampolino sulla linea del flat. Il flat poi può essere lungo 1 o 30 metri… ma il landing di solito è proporzionato.

Purtroppo è facile trovare in giro kicker “fatti male”. Chi ha girato in snowpark su salti grossi shapeati bene, sa che un buon salto può essere “facile” anche se è grosso. Occhio alle proporzioni e state sempre attenti che il landing sia libero.

I RAIL

snowboard rail snowpark

I rail erano poco più che delle transenne piantate nella neve. Ne sono stati costruiti di ogni tipo e al giorno d’oggi se ne vedono sempre meno negli snowpark, in favore dei più gestibili “tubi”. Ci sono stati rail epici lunghi decine di metri e, anche se restano uno degli highlights di tutti gli spot di street, è sempre più difficile vederne di nuovi. Ci sono sempre stati gli straight, le onde, i rainbow, i C rail e soprattutto le linee sfalzate che permettono di giocare con qualche trick nel momento della transition da un rail all’altro.

I BOX

s box snowparkIn ogni snowpark che si rispetti, ci sono dei box. Pur essendo una struttura più giovane rispetto ai rail, è sicuramente quella che ha visto la miglior evoluzione. Dai modelli straight, sia orizzontali che in discesa, ai classici C box, si è passati a costruirne di complessi, con onde, parabole consecutive e persino a gradini. Si sono visti in giro addirittura dei box che looppano; non si è vista molta gente provarli 😉 I box sono per certi versi più semplici, perché offrono più superficie d’appoggio rispetto ai rail e soprattutto fanno un po’ meno male quando ci stampi sopra un osso.

 

LE STRUTTURE PERSONALIZZATE NEGLI SNOWPARK

Negli ultimi anni le innovazioni e le idee che gli shaper hanno elaborato per arricchire gli snowpark sono state tante. C’è chi ha piazzato qualche panchina di traverso su una linea, per portare un po’ di street sulle piste e chi ha investito fior di quattrini per piazzare i giganteschi air bag dietro a qualche m

Flat parking

ega kicker. Tronchi di legno, pneumatici giganti, passaggi sotterranei ricavati nel ghiaccio e piscine di neve sciolta a fine stagione sono sempre più comuni. Regole precise non ce ne sono e gli shaper devono sempre stare attenti a modellare strutture divertente ma soprattutto fruibili e sicure.

 

Molto spesso la fantasia fa rima con sponsor. Vi siete mai chiesti cosa ci fa una macchina parcheggiata sul flat? Bene o male che sia, basta non atterrarci sopra. Se gira l’economia, giriamo tutti quanti!

Faro
Mi chiamano Faro e dicono tutti che non ci sia da aggiungere altro. Everybody call me Faro and and can assure there's nothing else to say. Vado in tavola come se non ci fosse un domani, ed in effetti il giorno dopo la sento tutta! I ride like there's no tomorrow and actually I feel a little that way the day after. Provarci sempre, mollare mai! Always try, never give up!

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